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    Infertilità femminile

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    La capacità riproduttiva femminile può essere compromessa a vari livelli.

    ALTERAZIONI DELLA OVULAZIONE
    Tra i più frequenti disturbi, ci sono la Sindrome dell’ovaio micropolicistico (PCOS), la assenza (amenorrea) o irregolarità (oligomenorrea) del ciclo mestruale di origine ipotalamo-ipofisaria, l’aumento della secrezione di prolattina. La diagnosi del fattore ovulatorio e la differenziazione delle varie forme con cui esso si manifesta, si eseguono attraverso una serie di dosaggi ormonali associati alla ecografia pelvica transvaginale.

    ALTERATA FUNZIONALITA’ DELLE TUBE
    Nella maggior parte dei casi, il danno alle tube è provocato da episodi infiammatori che sono quasi sempre asintomatici. Anche interventi chirurgici pelvico-addominali o manovre invasive della cavità uterina possono provocare danni se inducono la formazione di aderenze. Esistono vari esami diagnostici per indagare la funzionalitùà delle tube.

    FATTORE UTERINO
    Le alterazioni dell’utero sono rappresentate da: -malformazioni congenite (utero bicorne, setti, subsetti) o patologie acquisite (fibromi, endometriti, polipi,sinechie). Per la valutazione della cavità uterina può essere eseguita una ecografia in 3D o l’isteroscopia

    FATTORI GENETICI
    Esistono alterazioni numeriche o strutturali del cariotipo che possono provocare una menopausa precoce o elevato rischio di aborti. Alcune malattie genetiche possono ridurre la capacità riproduttiva.

    FATTORI NUTRIZIONALI, ABITUDINI DI VITA, MALATTIE SISTEMICHE, STRESS
    Sono tutti fattori che possono costituire un fattore di rischio riproduttivo. Anche l’insorgenza in età giovanile di malattie metaboliche (come il diabete) o autoimmuni danneggiano in maniera importante gli organi riproduttivi.

    FATTORE ETA’
    In questi ultimi decenni, si è registrata in Italia, come pure negli altri paesi occidentali, una rilevante diminuzione della fecondità nelle classi di età tra i 21 e i 29 anni, testimonianza di una progressiva tendenza della donna a concepire tardivamente. Con il passar del tempo, infatti, gli ovuli tendono a perdere sia la vitalità sia la capacità di svilupparsi in modo adeguato a produrre embrioni normali.

    Qual’è il periodo più fertile nella coppia?

    Il periodo più fertile per una donna è tra i 20 e i 25 anni, subisce un considerevole calo dai 35 ai 40 anni ed è bassissimo oltre i 40 anni. Nell’uomo l’età ha un impatto minore perché gli spermatozoi vengono continuamente rinnovati e, a differenza degli ovociti femminili, non invecchiano insieme al loro “possessore”. Infatti, nell’uomo, la produzione degli spermatozoi è un processo continuo. La spermatogenesi, cioè la formazione degli spermatozoi, si svolge ininterrottamente all’interno dei testicoli. L’intero “ciclo di produzione” dura circa 70 giorni, dunque ogni 3 mesi, un uomo rinnova completamente il suo patrimonio di spermatozoi e questo spiega perché un uomo di 80 anni può essere ancora fertile e generare dei figli.

    Nella donna, in particolare, cosa avviene?

    Ai limiti dell’età fertile i cicli non sono tutti ovulatori e aumenta la quota di ovociti inadatti alle esigenze riproduttive e quindi, con il passare degli anni, non solo diminuisce la capacità riproduttiva della donna, ma aumenta anche il numero di gravidanze destinate ad abortire o a generare feti malformati. L’invecchiamento degli ovociti è un fattore di sterilità particolarmente rilevante. Gli ovociti di donne non più giovani hanno più spesso anomalie genetiche e, se fecondati, possono dare luogo ad embrioni malformati, spesso abortiti spontaneamente.



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